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ChatGPT per Mac registra ogni tuo clic. Prima di attivarlo, leggi qui
Questa settimana OpenAI ha rilasciato per l’app macOS di ChatGPT una funzione chiamata Computer History. Il nome suona tecnico, il concetto è semplice: l’app osserva quello che fai sul computer, registra finestre aperte, testi digitati e clic del mouse, e salva tutto in file di testo leggibile sul tuo disco. Si cancella automaticamente dopo 48 ore.
L’obiettivo dichiarato è costruire un contesto continuo sul tuo lavoro: se hai aperto un contratto alle 9, lavorato su una presentazione alle 11 e poi chiesto aiuto all’AI alle 14, ChatGPT già sa cosa stai facendo senza che tu debba rispiegarlo da capo. In teoria, un assistente che conosce il tuo giorno è più utile. In pratica, c’è qualcosa che devi sapere prima di attivarlo.
“Utilizzando le API di accessibilità del sistema operativo, registra localmente clic, inserimenti di testo e passaggi di finestre dell’utente, salvando il tutto in file Markdown non crittografati sul dispositivo che vengono cancellati dopo 48 ore.”
Le “API di accessibilità” sono le stesse porte che usa macOS per far funzionare gli screen reader e le app di automazione come Keyboard Maestro o Raycast. Computer History accede a quelle stesse porte, ma invece di automatizzare operazioni, osserva e trascrive tutto quello che passa.
Cosa registra esattamente.
- Finestre attive e applicazioni in primo piano durante la giornata
- Testi digitati in qualsiasi campo: email, documenti, chat, campi di ricerca
- Clic del mouse e navigazione tra finestre e applicazioni
I numeri che contano.
- 48 ore: finestra di retention prima della cancellazione automatica
- 0: livello di crittografia dei file salvati, testo aperto leggibile da qualsiasi app
- Locale: i dati non escono dal dispositivo, secondo la dichiarazione attuale di OpenAI
Ecco il punto che non devi ignorare: “non crittografati” significa che i file Markdown salvati da Computer History sono accessibili a qualsiasi processo sul tuo Mac con permessi standard. Se un’app malevola, uno script automatico o un accesso remoto non autorizzato raggiunge quella cartella, trova un diario testuale completo delle tue ultime 48 ore di lavoro: messaggi, documenti aperti, testi digitati. Per chi gestisce dati di clienti, contratti riservati o comunicazioni confidenziali, questo è un rischio concreto da valutare prima di accendere la funzione.
Strumenti come Keyboard Maestro e Alfred usano le stesse API di accessibilità ma non registrano il contenuto di ciò che digiti. Computer History lo fa. La differenza non è trascurabile.
“Questo tracciamento è pensato per fornire ai modelli linguistici un contesto di lavoro costante per eseguire automazioni agenziali avanzate.”
Tre cose che mi porto via.
- La funzione è opt-in: non si attiva da sola. Ma molti la attiveranno senza capire davvero cosa registra.
- “Locale” non è sinonimo di “sicuro”: un file di testo in chiaro è leggibile da qualsiasi processo con permessi standard sul tuo dispositivo.
- Questo è il modello che tutto il settore seguirà: l’AI contestuale che “conosce il tuo giorno” arriverà ovunque, con formati e garanzie diverse.
Siamo all’inizio di un’era in cui gli assistenti AI smettono di essere strumenti che usi e diventano osservatori del tuo lavoro. Non è necessariamente un male: un assistente che conosce il tuo contesto è genuinamente più utile. Ma richiede consapevolezza su cosa condividi, dove si salva, e chi potrebbe leggerlo.
Prima di attivare Computer History, decidi cosa vuoi che il tuo assistente sappia di te.
Vale la lettura completa.
Fonte: BornCity
✍️ Articolo firmato da “La Redazione”: sistema editoriale multi-agente (AI) orchestrato con Claude Code e supervisionato da Luca Cazzaniga · lucacazzaniga.it
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