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Funziona quasi tutto, tranne la cosa che ti serve
Un clone open source di Adobe legge PSD e XMP, ma non i RAW compressi di Fuji e Canon. Cosa copia, cosa no, e un test da fare lunedì su una copia dei tuoi file.
📌 Questo non è un pezzo “Adobe è finita” e nemmeno “è tutta una bolla”. È un inventario: cosa fa oggi il progetto ArtCraft, cosa dichiara di non fare, e cosa significa per chi paga ogni mese Photoshop e Lightroom. Alla fine ti lascio un esercizio da fare lunedì, su una copia dei tuoi file.
Un fotografo scarica LightCraft, la app che imita Lightroom. Ci trascina dentro il RAW di una Fujifilm X-T4. L’immagine compare, nitida. Peccato che non sia il RAW: è il JPEG che la macchina incorpora dentro il file, quello dell’anteprima. Il programma non è riuscito a leggere i dati veri dello scatto.
Lo stesso programma, però, legge le modifiche che quel fotografo aveva fatto in Lightroom (non in modo identico, ma le legge). E accanto c’è PhotoCraft, la app che imita Photoshop, che gli apre un PSD a livelli senza rompere niente.
È la sintesi migliore di questa storia: funziona quasi tutto, tranne la cosa che ti serve. La scena viene dal test pubblicato l’8 ottobre 2026 da Andy Hutchinson sulla sua newsletter RAW & Unfiltered, che è l’unico test pratico che ho trovato. Un solo tester, un M2 MacBook Pro, nessun benchmark: lo tengo a mente e te lo ricordo quando serve.
La domanda che mi interessa non è “quanto è stato veloce chi l’ha fatto”. È un’altra: quanto di quel “tranne” stai pagando ogni mese?
Riepilogo Articolo - Luca Cazzaniga
Cosa è successo, ripulito
ArtCraft ha pubblicato sette app che imitano quelle di Adobe, gratuite e open source (cioè con il codice aperto, che chiunque può leggere e modificare). Secondo il sito del progetto e l’organizzazione GitHub sono:
- PhotoCraft, che imita Photoshop
- LightCraft, che imita Lightroom (non Classic)
- FilmCraft, che imita Premiere Pro
- VectorCraft, che imita Illustrator
- PdfCraft, che imita Acrobat
- EffectCraft, che imita After Effects
- DesignCraft, che imita InDesign
Lo stato, dichiarato dal sito: PhotoCraft e PdfCraft sono in “early alpha” (in italiano: primissima versione, ancora acerba), le altre cinque sono “in development”. Girano su macOS, Windows e Linux, sei su sette anche dal browser.
Sono scritte in Rust. Per tradurlo: è un linguaggio con cui si costruiscono programmi nativi, quelli che parlano direttamente col tuo computer senza strati intermedi, quindi in teoria veloci. E l’elaborazione resta sui tuoi file, in locale, senza passare dal cloud. La licenza è MIT o Apache-2.0, a scelta: due licenze molto permissive, che permettono di usare e modificare il codice anche per lavoro.
Il repository di PhotoCraft è stato creato su GitHub il 30 settembre 2026. All’8 ottobre aveva circa 18.700 stelle (il “mi piace” di quella piattaforma) e 505 commit (le singole modifiche al codice). Sono numeri che crescono ogni ora, quindi datali e ricontrollali se leggi questo pezzo più tardi.
E il progetto va oltre Adobe. L’organizzazione ha 41 repository, con cloni anche di Word, Excel, PowerPoint, Pro Tools e di un software tipo AutoCAD. Non è una sfida mirata a Photoshop: è un esperimento molto ampio.
Cosa non sappiamo (ed è importante dirlo)
Se hai letto qualcosa sull’argomento, probabilmente hai incontrato una storia così: “un uomo, in una settimana, ha riscritto Adobe da zero”. Bella da raccontare. Ma regge poco, e conviene separare con cura ciò che i dati escludono da ciò che semplicemente nessuno ha documentato.
“Una settimana”. Il dato “una persona, circa una settimana” esiste, ma appartiene a un altro progetto, vinext di Cloudflare, di cui parlo più avanti. Per ArtCraft durata, righe di codice e costi non sono dichiarati da nessuna fonte che ho potuto aprire. E la data del 30 settembre è quando il repository è diventato pubblico, non quando il lavoro è cominciato.
“Da zero”. Il progetto si dichiara una reimplementazione “clean-room”, cioè scritta senza copiare il codice originale. Ma poggia su librerie open source già esistenti (wgpu per la grafica sulla scheda video, egui per l’interfaccia) e viene testato su file di prova delle librerie psd-tools e ag-psd, come scrive il README. Non è “da zero”: è un lavoro costruito su pezzi altrui, come quasi tutto il software.
“Un uomo solo”. Qui sono prudente, e ti dico perché. All’8 ottobre il repository conta almeno 20 contributor, le persone che hanno inviato modifiche, secondo i dati di GitHub. Il più attivo, che sul forum Hacker News si presenta come l’autore (account “echelon”), firma 211 contributi su 505 commit. E tra gli autori dei commit compare anche un account chiamato “claude”. Però quei 20 contributor sono una fotografia dell’8 ottobre: parte potrebbe essere arrivata dopo il lancio, come community. Quindi la storia dell’uomo solo non è verificabile in nessuna delle due direzioni. I dati dicono che oggi è un progetto con una comunità, e che una parte del lavoro è firmata dall’AI.
Quale AI? Secondo PhotographyTalk e Crypto Briefing, il fondatore, indicato come Brandon Thomas, avrebbe usato Claude Opus 5.5. Attenzione: l’autore non lo conferma nelle fonti primarie che ho aperto (README, thread, commit). E Opus 5.5 è uscito il 22 settembre 2026, secondo Anthropic: se il repository è pubblico dal 30, il modello può aver contribuito al massimo per circa due settimane prima del lancio. Non ci costruisco sopra nessuna cronologia.
Perché ti sto facendo questo elenco di “non sappiamo”? Perché il pezzo non regge sul racconto virale. Regge sui dati che si possono controllare. E quelli, per fortuna, sono più interessanti.
Cosa fa davvero oggi
Parto dalle parole dell’autore, che sono più oneste di quelle di chi lo racconta. Il README di PhotoCraft dice (traduzione mia, fonte):
“Non è ancora una sostituzione di Photoshop per il lavoro professionale quotidiano.”
Su Hacker News l’autore si scusa per aver pubblicato troppo presto: “this project is brand new”. E quando gli chiedono della parità con Adobe risponde che “99% parity will take a while, but… months and not years”, cioè la parità piena richiederà tempo, ma mesi e non anni. Nota: questa è la stima di chi ha costruito il progetto, e ha tutto l’interesse a dirla ottimista.
Sui file PSD, il README riporta dati dei suoi stessi test: il documento risulta equivalente in 307 file su 309 (corpus di psd-tools) e in 169 su 170 (corpus misto). C’è una clausola che non va saltata: il file risalvato non è identico byte per byte all’originale. Sono numeri autodichiarati, non un controllo esterno.
LightCraft, sempre nel suo README, si autostima al 79% delle funzioni di Lightroom e al 60-70% come sostituto quotidiano. Anche questo: autodichiarato.
L’unico altro parere è quello del tester Hutchinson. Il suo quadro:
- LightCraft è molto vicino a Lightroom, ma con differenze
- gli XMP di Lightroom (i file di accompagnamento con le tue modifiche) vengono letti, ma non in modo identico
- le maschere AI sono la parte più debole
- PhotoCraft apre un PSD a livelli intatto ed è, nelle sue parole, veloce e stabile; LightCraft è reattivo, ma rallenta sulle curve
Il suo verdetto, in sintesi (traduzione mia):
Tieni l’abbonamento Adobe e rivaluta tra circa un anno.
Un solo tester, nessun numero. Niente “veloce come un fulmine”: non ho prove per scriverlo.
Dove il clone si ferma: la lista di ciò che paghi davvero

Questo è il cuore del pezzo. Prendo i limiti che il progetto stesso dichiara (o che il tester ha trovato) e per ognuno ti faccio la domanda che conta: tu questa cosa la usi?
1. I RAW della tua macchina
LightCraft supporta DNG, CR2, ARW, NEF, RW2, PEF. Ma i RAW di Canon CR3 e quelli compressi di Fujifilm (RAF) e Olympus (ORF) vengono aperti solo come anteprima incorporata, come nella scena d’apertura. Lo dice il README di LightCraft e lo conferma il test sul campo con la X-T4.
Domanda: la tua macchina scatta in uno di quei formati? Se sì, il resto della lista è quasi un dettaglio.
2. I profili lente
Per ora “non iniziati”, nelle parole del README. I profili lente correggono le deformazioni e le vignettature tipiche di ogni obiettivo. Se scatti con ottiche che li richiedono per consegnare scatti puliti, è una funzione che oggi non hai.
Domanda: la correzione automatica dell’obiettivo fa parte del tuo flusso?
3. Le funzioni AI
Segmentazione (cioè la selezione automatica dei soggetti), riduzione del rumore, super risoluzione, riconoscimento dei volti: nel README di LightCraft sono “non iniziate”. Il tester conferma che le maschere AI sono il punto più debole. La roadmap citata da Hutchinson (di seconda mano: io non ho potuto aprire il file originale) parla di “AI e computational” al 15% e di copertura RAW al 55%, con il suo commento che il 55% è una stima generosa. Prendile come l’opinione di un tester, non come un dato del repository.
Domanda: quante volte, in una settimana di lavoro, fai una maschera automatica o ripulisci il rumore con l’AI?
4. Strumenti, tipografia, plug-in
Per PhotoCraft il README parla di circa venti strumenti mancanti, tipografia, flussi professionali e plug-in. Se nel tuo flusso c’è un plug-in di terze parti (uno scontornatore, un filtro di ritocco, un pannello per la stampa), il clone non lo fa girare.
Domanda: quanti plug-in hai installati, e senza quali non lavori?
5. Il catalogo di Lightroom
L’importazione del catalogo .lrcat, cioè l’archivio con tutte le tue modifiche e organizzazione, nel README non risulta. Se il tuo archivio vive lì dentro, cambiare software vuol dire ripartire da come hai salvato le cose, non da un clic.
Domanda: il tuo archivio è dentro un catalogo, o sono cartelle e sidecar?
6. La fedeltà sui file dei clienti
Questa è un’inferenza mia, e la dichiaro come tale. Abbiamo due indizi: il PSD risalvato “equivalente ma non identico byte per byte”, e gli XMP letti “ma non in modo identico”. Non ho nessun dato su file corrotti o dettagli persi, e non sto dicendo che il programma sia inaffidabile. Dico che “equivalente” non vuol dire “uguale”, e se consegni PSD a un cliente, a una stamperia o a un’agenzia, questa differenza è una domanda da porsi, non un dettaglio.
Domanda: chi riceve i tuoi file, e cosa succede se li apre e qualcosa è leggermente diverso?
7. L’asterisco su “gratis”
Le app Craft non sono monetizzate: lo dice l’autore su Hacker News. Ma lo studio AI di ArtCraft vende crediti, con piani che partono da circa 8 dollari al mese per il Basic (fatturato annuale) secondo il listino sul loro sito. PhotographyTalk parla di “da 10 dollari”: io uso il listino del sito, letto l’8 ottobre 2026. E l’espressione “nessun cloud” vale per le app, non per lo studio, che usa modelli remoti.
Domanda: se la parte generativa ti serve, a quanto fai il confronto: con i crediti Adobe, o con questi? Ne ho parlato nel pezzo sul beta di Photoshop, ma i piani di allora vanno ricontrollati sul sito Adobe.
8. Il rischio legale
PhotographyTalk ricorda che Adobe possiede migliaia di brevetti e che non è chiaro se ArtCraft ne tocchi qualcuno. È un’opinione della testata, non un fatto accertato. Lo cito perché è un tema aperto, non perché abbia una risposta.
Una nota finale su questa lista: nessuno dei dati che ho trovato dice quante persone usino ciascuna funzione. Per questo la domanda per ogni voce la devi chiudere tu.
Non è un caso isolato: il precedente di vinext
Per capire se questa è una demo o un segnale, serve un precedente. C’è, ma è lontano dalla fotografia, quindi ti avviso: vale come contesto, non come prova.
Cloudflare ha raccontato di aver riscritto parte di Next.js (un framework per costruire siti web) in un progetto chiamato vinext. Secondo i numeri che la stessa Cloudflare ha fornito, un ingegnere ci ha messo circa una settimana, con circa 1.100 dollari di token (il “carburante” a consumo dei modelli AI), scrivendo circa 67.000 righe di codice contro le circa 194.000 del core di Next.js e coprendo circa il 94% delle API (i comandi che gli sviluppatori usano per far parlare tra loro i programmi). Lo riporta The Pragmatic Engineer, di Gergely Orosz, del 5 marzo 2026. Ecco dov’è finita la “settimana” di cui sopra: è di vinext.
Ma c’è il rovescio. La “produzione” di vinext era un sito beta senza traffico rilevante, Cloudflare stessa lo chiama sperimentale e il CEO di Vercel lo giudica insicuro. Una società di sicurezza, Hacktron (che vende strumenti AI di sicurezza, quindi ha un interesse), ha segnalato 45 problemi, 24 validati a mano, di cui 4 critici. Poi sono stati corretti.
Orosz ne trae una conclusione che è un’opinione sua, non un fatto: l’AI abbatte di circa 100 volte il costo delle riscritture. Se ha ragione, la direzione è chiara. Se ha torto, la lezione di vinext resta comunque: copiare in fretta e rendere solido non sono la stessa cosa.
Per chi vuole altri numeri sulla fragilità del codice scritto con l’AI: uno studio presentato all’ICML 2026 (una delle principali conferenze scientifiche sull’AI), chiamato SusVibes, trova che, con un modello ormai vecchio come Claude 4 Sonnet, il 57% del codice è funzionalmente corretto ma solo l’11,8% è sicuro (abstract). Un preprint di Deng e colleghi, non ancora sottoposto a revisione, rileva che il 91% di 200 app pubblicate ha almeno una vulnerabilità (arXiv). Sono dati su applicazioni web: non ho nessuna prova di bug di sicurezza in ArtCraft, e non te la lascio intendere.
Quanto costa l’abitudine

I prezzi di Adobe Italia, IVA inclusa, piano annuale pagato a mese, letti l’8 ottobre 2026 sulla pagina dei piani. Ricontrollali il giorno in cui leggi:
- Fotografia (Lightroom, Lightroom Classic, Photoshop, 1 TB): 24,39 euro al mese, cioè 292,68 euro all’anno
- Photoshop da solo: 26,64 euro al mese
- Lightroom da solo: 14,86 euro al mese
- Creative Cloud Standard: 63,51 euro al mese
- Creative Cloud Pro: 79,96 euro al mese (39,97 per i primi tre mesi, solo per i nuovi abbonati)
Un clone gratuito in alpha cambia questo conto? Dipende, e ora hai gli strumenti per rispondere. Alternative non Adobe esistono già da tempo: AfterDawn cita Affinity, che si compra una volta sola, e GIMP, che è open source. Quello che aggiunge ArtCraft è una cosa precisa: un’alternativa che dichiara di parlare i tuoi formati, PSD e XMP, con tutti i limiti della lista di prima.
La mia opinione (dichiarata come tale)
Il fossato di Adobe (il vantaggio che la protegge dai concorrenti, come il fossato di un castello) si è abbassato sulle funzioni, non sul resto. Questa è una tesi mia, non un dato. Se copiare ciò che si vede diventa più economico e veloce (e vinext suggerisce la direzione, anche se lontana dal nostro campo), l’abbonamento va giustificato funzione per funzione, non più “per tutto il pacchetto”. Quello che non si copia con la stessa facilità è in fondo alla lista: file RAW compressi, profili lente, plug-in, fedeltà sui file di chi paga te.
Non ti dico di disdire: ArtCraft non è pronto, lo dicono l’autore e il tester. E non ti dico di restare per sempre: nessuno sa se “mesi e non anni” sarà vero, e io non prometto niente sul ritmo del progetto.
Sul punto dell’ecosistema Adobe (supporto, integrazione tra le app, formati dei clienti) non ho fonti, quindi non allargo il discorso: è la parte che andrebbe misurata, e oggi non la misura nessuno.
Cosa fare lunedì
Un esercizio in tre domande e un test, da fare con calma e senza toccare i lavori in corso.
1. Quali app usi davvero? Apri l’ultimo mese di lavoro. Photoshop, Lightroom, Premiere o altro? Se paghi un pacchetto e ne usi una, quella è già una voce di risparmio possibile, anche senza ArtCraft.
2. Quali funzioni usi davvero? Prendi la lista dei limiti qui sopra e segna le voci che ti toccano: RAW della tua macchina, profili lente, maschere AI, plug-in, catalogo.
3. Quali file consegni ai clienti? Se consegni PSD o XMP, il punto sulla fedeltà vale per te più che per chiunque altro.
Poi il test. Scarica PhotoCraft e LightCraft e provali su una copia dei tuoi file, non su un lavoro per un cliente. Apri un RAW della tua macchina e guarda se è il RAW o l’anteprima. Apri un PSD a livelli, risalvalo, riaprilo in Photoshop. Segna cosa cambia.
E metti una data sul calendario: tra circa un anno, come suggerisce Hutchinson, rifai lo stesso test. Se tra dodici mesi la lista dei “tranne” sarà più corta, avrai i tuoi dati per decidere. Se sarà uguale, avrai risparmiato un salto nel buio.
Se lo provi, scrivimi com’è andata: quale formato ti ha fermato, o quale funzione ti ha sorpreso.
Luca
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Fonti
- README PhotoCraft, GitHub (storytold), letto l’8 ottobre 2026
- Dati GitHub di PhotoCraft (API): data di creazione, stelle, contributor, 8 ottobre 2026
- Organizzazione GitHub storytold, 8 ottobre 2026
- README LightCraft, GitHub
- ArtCraft, app e listino crediti, 8 ottobre 2026
- Hacker News, thread “ArtCraft Apps” (interventi dell’autore, account echelon)
- PhotographyTalk, Clive Winters, 7 ottobre 2026
- RAW & Unfiltered, Andy Hutchinson, 8 ottobre 2026
- Crypto Briefing, Diego Almada Lopez, 7 ottobre 2026
- Anthropic, annuncio Claude Opus 5.5, 22 settembre 2026
- Adobe Italia, piani Creative Cloud, letto l’8 ottobre 2026
- The Pragmatic Engineer, Gergely Orosz, 5 marzo 2026
- Hacktron su vinext, 27 febbraio 2026
- SusVibes, Zhao et al., ICML 2026
- Deng, Fan, Meng, arXiv 2606.23130 (preprint, v4, 14 settembre 2026)
- AfterDawn, Petteri Pyyny, 7 ottobre 2026 (per Affinity e GIMP)
✍️ Articolo firmato da “La Redazione”: sistema editoriale multi-agente (AI) orchestrato con Claude Code e supervisionato da Luca Cazzaniga · lucacazzaniga.it