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Per due tribunali tedeschi, la risposta AI di Google è parola di Google
Una risposta messa in cima alla pagina non è un link: è una dichiarazione di chi la mostra. Cosa dicono davvero i giudici, dove si fermano e cosa puoi fare tu da oggi.
Una precisazione prima di partire: parliamo di provvedimenti d’urgenza di tribunali tedeschi, di primo grado, e uno dei due casi principali si è chiuso con un accordo in appello. Non è “l’Europa ha deciso”. È un segnale forte ma fragile, e in questo pezzo ti dico dove si ferma. Nell’ultima parte, dichiarata come tale, c’è anche una mia opinione.
Immagina di essere un primario di neuroradiologia. Un giorno scopri che, se qualcuno cerca il tuo nome su Google, la risposta generata dall’AI ti attribuisce una violenza sessuale. Non l’hai commessa tu: riguarda un altro ex dipendente dello stesso ospedale. L’AI ha scambiato due persone, e l’ha messa lì, in cima, con l’aria di sapere di cosa parla (beck-aktuell, 08/10/2026).
Cosa fai? Scrivi a Google. A fine agosto l’uomo lo ha fatto. A metà settembre Google ha detto no. Una diffida legale non ha cambiato nulla. A quel punto è arrivato un giudice.
Questa storia è successa ad Aquisgrana, e il 24 settembre 2026 il tribunale ha emesso un provvedimento d’urgenza contro Google. Ma il caso è solo la porta d’ingresso. La domanda che interessa a te, che vivi del tuo nome e pubblichi cose ogni giorno, è un’altra: quando una risposta AI sbaglia, chi ne risponde?
Una nota di precisione, da dire subito e senza farne un dramma: in questo caso lo strumento era AI Mode, la modalità di ricerca conversazionale di Google, non le AI Overviews, cioè i riassunti che compaiono sopra i risultati. Alcune testate hanno scritto “AI Overviews” nel titolo, ma le fonti giuridiche parlano di AI Mode (beck-aktuell, The Decoder, 18/10/2026). Il ragionamento che segue vale per entrambe.
Riepilogo Articolo - Luca Cazzaniga
Aquisgrana: cosa è successo, e cosa no
Partiamo dai fatti, perché qui è facile esagerare.
Il tribunale regionale di Aquisgrana (Az. 8 O 268/26) ha emesso un provvedimento d’urgenza. Vuol dire: una decisione rapida, presa per fermare un danno in corso, che non è la sentenza definitiva. Google può opporsi (beck-aktuell, The Decoder).
Nel suo ragionamento il tribunale si richiama a un’altra decisione, presa quattro mesi prima a Monaco di Baviera. Per capire Aquisgrana bisogna quindi guardare Monaco.
Monaco: “le parole sono sue”

Il 28 maggio 2026 il tribunale regionale di Monaco I (Az. 26 O 869/26) ha accolto in parte, sempre in via d’urgenza, la richiesta di due editori monacensi. Le AI Overviews li collegavano a truffe e pratiche scorrette: l’AI aveva mescolato i dati di aziende dubbie con i loro (heise online, 10/06/2026, The Decoder, 18/10/2026).
Qui c’è l’idea che conta, e te la spiego come la spiegherei ai miei figli.
Quando Google ti mostra una lista di link, dice di fatto: “ecco cosa hanno scritto altri, io ti indico la strada”. Se un sito dice una falsità, la responsabilità è di quel sito. È la logica del cartello stradale: non è colpa del cartello se la strada è sbagliata.
Una risposta AI in cima alla pagina funziona in un altro modo. Non indica la strada: parla. Le frasi le ha messe in fila Google. Secondo il tribunale di Monaco, la Overview è contenuto proprio di Google, non contenuto di terzi. Perciò Google è stata trattata come responsabile diretta, e non valgono le tutele pensate per i motori di ricerca né il meccanismo “segnali e io rimuovo” (ra-plutte.de, 17/06/2026, The Decoder, 09/06/2026).
Nota il dettaglio: a Monaco la responsabilità non dipende da una segnalazione. Google risponde per ciò che ha detto, non solo per ciò che non ha tolto dopo che glielo hai chiesto.
La formula del tribunale, tradotta dal tedesco di beck-aktuell, è questa:
Le AI Overviews sono “affermazioni autonome, nuove e sostanziali”.
Cioè: non un riassunto neutro di quello che c’è in giro, ma un’affermazione di Google.
E il “verifica sempre”?
Questo è il punto che interessa di più a chi usa l’AI per lavoro. Sotto le risposte AI c’è un invito più o meno esplicito a controllare le informazioni. Il tribunale di Monaco ha stabilito che questo invito non esclude la responsabilità (The Decoder, 09/06/2026, Malwarebytes Labs, 11/06/2026).
È come un ristorante che ti serve un piatto e ti dice “controlla tu che non sia avvelenato”. Non regge, se il piatto lo ha cucinato lui.
Un dettaglio sui costi, se ti incuriosisce: circa l’80% è stato messo a carico di Google (heise online).
Quanto pesa davvero (meno di quanto dicono i titoli)
Adesso la parte che molti titoli saltano. Se ti fermassi qui, penseresti che sia cambiato tutto. Non è così.
Monaco non è definitiva. La decisione è stata dichiarata “nicht rechtskräftig”, cioè non definitiva (Sonntagsblatt / epd, 12/06/2026). Google ha annunciato ricorso e il suo portavoce ha detto: “Questo caso riguarda errori specifici e circoscritti, non il modo in cui AI Overviews mostra contenuti del web” (The Decoder, 19/06/2026).
Il ricorso c’è stato, ed è finito con un accordo. Secondo due fonti indipendenti, il ricorso è stato depositato alla corte d’appello di Monaco e si è chiuso con un Vergleich, un accordo tra le parti (Pohl-Sitzler, 10/10/2026, The Decoder, 18/10/2026). Cosa c’è scritto in quell’accordo, non lo sappiamo: termini e importi sono ignoti, e non farò ipotesi.
La conseguenza pratica è questa: nessun giudice di grado superiore ha confermato Monaco. Resta una decisione cautelare di primo grado. Lo stesso vale per tutti i provvedimenti tedeschi che cito in questo pezzo: sono tutti cautelari e nessuno è stato confermato in appello (beck-aktuell, heise online).
Quindi la frase “i tribunali europei hanno detto basta” è sbagliata, e se la leggi da qualche parte, diffida. Sono tribunali tedeschi, di primo grado, in via d’urgenza.
Il quadro non è unanime: quattro tribunali, nessuna linea unica
C’è una tentazione: mettere tutte le decisioni in fila e dire “ecco la linea”. Non si può. Guardiamo cosa dice ciascuna, separatamente.
- Monaco: Google è responsabile diretta, niente “segnala e rimuovi”. La responsabilità non dipende dalla segnalazione.
- Aquisgrana: la segnalazione c’è stata ed è stata rifiutata; il giudice si richiama a Monaco. Le fonti non dicono che la segnalazione sia stata decisiva.
- Amburgo: secondo lo studio legale Plutte, il tribunale ha ritenuto l’output attribuibile a Google, ma con un obbligo di intervento che scatta solo dopo una segnalazione concreta. È una linea diversa da Monaco (ra-plutte.de, agg. 13/10/2026). Qui cito una sola fonte e non indico la data della decisione, perché non l’ho trovata confermata altrove.
- Berlino: il tribunale ha stabilito che citare dei marchi nelle Overview non è un uso del marchio da parte di Google (caso di profumi “dupe”, Az. 52 O 62/26 eV, 1 giugno 2026). Attenzione: è un caso di marchi e concorrenza, non di diffamazione. Non smentisce Monaco, parla d’altro (ra-plutte.de).
Sul punto “serve una segnalazione prima?”, Monaco e Amburgo non coincidono. Il filo comune è solo uno, e puramente descrittivo: tutti e quattro sono provvedimenti cautelari di primo grado.
Quanto sbaglia davvero l’AI di Google
Ora la domanda che si fa chi difende Google, e che merita una risposta onesta: ma sbaglia così spesso?
Uno studio di Oumi per il New York Times ha messo alla prova le risposte di Google su 4.326 ricerche, usando un test chiamato SimpleQA. Risultato: risposte corrette nell’85% dei casi con Gemini 2 e nel 91% con Gemini 3 (The Decoder, 07/04/2026).
Circa nove su dieci. Detto così sembra un buon voto. Due cose però complicano il quadro:
- Molte risposte giuste non sono “ancorate”: le fonti linkate non le sostengono pienamente. Parliamo del 37% con Gemini 2 e del 56% con Gemini 3. Tra le fonti più citate ci sono Facebook (seconda) e Reddit (quarta) (The Decoder, 07/04/2026).
- Google contesta lo studio: dice che ha “falle serie” e che SimpleQA non rispecchia le ricerche reali (Popular Science, 08/04/2026).
Se sbaglia una risposta su dieci, a quella scala sono tantissime risposte sbagliate. Circola la stima di “milioni di errori all’ora”: è un’estrapolazione giornalistica, non un dato dello studio, e te la riporto come tale (Popular Science).
Un buco onesto: non ho trovato nessun dato che colleghi queste sentenze a un cambio di comportamento di Google. Non so se farà meno risposte, o se le farà diverse. Non lo so, e preferisco dirtelo.
Fuori dalla Germania: casi aperti o chiusi, nessuna sentenza
Il problema è globale, il diritto no. E fuori dalla Germania, per ora, non c’è una sequenza di vittorie.
Wolf River Electric, Minnesota. Una Overview ha detto falsamente che l’azienda era citata in giudizio dall’Attorney General. L’azienda dichiara danni 2024 per 24,7 milioni di dollari. A gennaio 2026 il caso è stato rinviato dal tribunale federale a quello statale (Google aveva chiesto il trasferimento fuori termine). Sentenza di merito: nessuna (The Volokh Conspiracy, 12/01/2026, PPC Land, 14/11/2025).
Ashley MacIsaac, Ontario. Il musicista è stato scambiato con un omonimo condannato per reati sessuali, e un suo concerto è stato cancellato. Ha fatto causa in Ontario, poi l’ha ritirata il 29 luglio 2026. Il motivo non è stato dichiarato, e nessun accordo è confermato (Radio Canada International / CBC, 19/08/2026, Billboard Canada, 05/05/2026). E no, Google non ha ammesso l’errore: c’è solo una dichiarazione generica di Google Canada.
Due storie, due scambi di persona, nessuna sentenza.
Se sbaglia su di te: cosa fare adesso

Niente di quanto segue è un consiglio legale: per quello serve un avvocato. Sono strumenti pratici, disponibili oggi.
1. Il modulo di Google. Il modulo legale di rimozione contiene una domanda dedicata ai contenuti generati dall’AI, con l’opzione “AI Overviews or AI Mode”, e una categoria “Defamation” (Google Legal Help).
2. Documenta tutto. Screenshot della risposta, i termini di ricerca che hai usato, la richiesta di correzione fatta per iscritto e tutte le risposte di Google, conservate (Malwarebytes Labs, 11/06/2026). Sono consigli di buona pratica, non la chiave che ha deciso i casi.
3. Perché segnalare per iscritto conviene, senza esagerare. Ad Amburgo l’obbligo di Google scatta dopo la segnalazione. Ad Aquisgrana la segnalazione c’era ed era stata rifiutata. A Monaco la responsabilità è diretta e non dipende da una segnalazione. Segnalare e conservare tutto lascia una traccia, e in almeno una linea (Amburgo) è il presupposto. Non perché i giudici abbiano deciso per questo.
Un limite che devo dichiarare: non ho trovato nessuna fonte italiana. Non so come un giudice italiano vedrebbe un caso come questo. Se ti succede, il passaggio è un avvocato, non un articolo.
Il rovescio: la vetrina è anche tua
Qui smetto di raccontare i tribunali e parlo io. Quello che segue è un ragionamento per analogia: nessuna fonte giuridica dice che il principio di Monaco si estenda a chi pubblica testi scritti dall’AI sul proprio sito o nella propria newsletter. Non è una regola di legge, è una regola di mestiere.
Il principio è semplice: se presenti una risposta come tua, la firmi. Google ha messo la risposta AI in vetrina, in cima alla pagina, come se fosse la sua voce, e per due tribunali ne risponde. Se tu pubblichi un testo scritto dall’AI col tuo nome, la vetrina è la tua. Il “l’ha scritto l’AI” non è una scusa che ti difende davanti ai tuoi lettori, e non so se lo sarebbe davanti a un giudice.
Una regola concreta, quindi: prima di pubblicare un testo AI che contiene fatti su persone, aziende o clienti, controlla quei fatti. Quello che la tua firma sostiene lo controlli tu, non il modello.
Se vuoi approfondire dal lato di chi pubblica, nell’archivio ci sono tre pezzi che ruotano intorno allo stesso nodo, cioè cosa dichiari e di cosa rispondi quando c’è l’AI nel tuo lavoro: la guida a cosa dichiarare e cosa no con l’articolo 50 dell’AI Act, le clausole da mettere nel contratto, compresa quella sulla responsabilità umana sul risultato e l’obbligo di sapere cosa fai con l’AI.
Cosa portare a casa
- Se l’AI di Google dice il falso sul tuo nome o sul tuo lavoro, c’è un percorso documentabile: screenshot, segnalazione scritta, modulo Google. È buona pratica. In una delle linee tedesche (Amburgo) la segnalazione è il presupposto dell’obbligo di Google, ma non è dimostrato che abbia deciso gli altri casi.
- Non fidarti di “l’Europa ha deciso”. Per ora sono provvedimenti tedeschi d’urgenza, di primo grado, con linee non identiche, e uno si è chiuso con un accordo senza decisione d’appello.
- Regola di mestiere, non di legge: quello che pubblichi col tuo nome lo firmi tu, anche se l’ha scritto l’AI.
Il compito per oggi è di dieci minuti. Cerca il tuo nome e quello della tua attività su Google, anche in modalità AI. Fai uno screenshot di quello che trovi, giusto o sbagliato, con la data. Se è giusto, hai una fotografia di partenza. Se è sbagliato, hai già la prima prova. E la prossima volta che incolli un testo AI in un tuo articolo, rileggi i nomi propri e le cifre prima di premere “pubblica”.
Hai mai trovato una risposta AI sbagliata sul tuo nome? Scrivimelo nei commenti: se c’è materiale, ci torno su.
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Fonti
- beck-aktuell, LG Aachen 8 O 268/26, 08/10/2026 (mod. 12/10)
- The Decoder, Two German courts now hold Google liable, 18/10/2026
- heise online, LG Munich I, 10/06/2026
- ra-plutte.de, LG München (agg. 17/06/2026)
- The Decoder, landmark German ruling, 09/06/2026
- Sonntagsblatt / epd, 12/06/2026
- The Decoder, Google appeals, 19/06/2026
- Pohl-Sitzler, LG München Google KI-Übersicht, 10/10/2026
- ra-plutte.de, LG Hamburg (agg. 13/10/2026)
- ra-plutte.de, LG Berlin II, 01/06/2026
- The Decoder, studio Oumi/NYT, 07/04/2026
- Popular Science, 08/04/2026
- Malwarebytes Labs, 11/06/2026
- Google Legal Help, modulo rimozioni
- The Volokh Conspiracy, 12/01/2026
- PPC Land, 14/11/2025
- Radio Canada International / CBC, 19/08/2026
- Billboard Canada, 05/05/2026
✍️ Articolo firmato da “La Redazione”: sistema editoriale multi-agente (AI) orchestrato con Claude Code e supervisionato da Luca Cazzaniga · lucacazzaniga.it