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Frigorifero o cantina: dove tenere il tuo archivio
Riepilogo Articolo - Luca Cazzaniga
Fujifilm scommette 10 miliardi di yen sul nastro. Il nesso con l’AI è una sua tesi: la lezione per i tuoi RAW è un’altra.
📌 Questo pezzo parte da una notizia sul nastro magnetico, ma non ti consiglio di comprare un drive a nastro. Ti dico cosa è dimostrato, cosa è solo la tesi di chi ha interesse a venderlo e come usare il caso per mettere ordine nel tuo archivio di RAW e girato.
Pochi giorni fa mi sono accorto che il mio archivio da 10 TB esisteva in un posto solo: il disco con tutto dentro non ha una copia. Poi leggo che Fujifilm investe 10 miliardi di yen per produrre più nastro magnetico, cioè proprio il supporto che si usa per non perdere i dati. Il tempismo è quasi comico.
Partiamo dai numeri. Nel 2025 le spedizioni mondiali di nastro per archiviare dati sono scese del 9,2%: 160,3 exabyte contro i 176,5 del 2024, che era stato un record. Un exabyte sono un milione di terabyte, per darti l’ordine di grandezza. Il consorzio che segue il mercato, l’LTO Program, attribuisce il calo a condizioni macroeconomiche difficili e prevede un nuovo record nel 2026. Il primo trimestre 2026 è a +57% sull’anno precedente: un solo trimestre, quindi niente conclusioni affrettate, ma la direzione è quella. (Blocks & Files, 4 settembre 2026; The Register, 29 ottobre 2026)
Il 29 ottobre Fujifilm ha annunciato un investimento di circa 10 miliardi di yen nello stabilimento di Odawara, in Giappone, per aumentare la capacità produttiva di nastro per archiviazione dati. Lo definisce il suo più grande investimento in impianti dedicati al nastro LTO. (comunicato Fujifilm, 29 ottobre 2026)
Quindi: un’azienda che cambia rotta, o un comunicato che vende la propria lettura del mercato? I dati più recenti vanno nella stessa direzione del comunicato. Quello che non è dimostrato è il perché. E il perché, per un creativo, è la parte più interessante.
La notizia, con le cifre messe a posto
In giro ci sono versioni gonfiate, quindi mettiamo in fila i fatti.
Fujifilm investe circa 10 miliardi di yen. Al cambio della Federal Reserve del 29 ottobre 2026 (157,83 yen per dollaro) sono circa 63,4 milioni di dollari. Il conto in dollari l’ho fatto io: Fujifilm parla solo di yen. (cambio Fed, serie FRED)
Lo scopo è arrivare a circa cinque volte la capacità di spedizione di nastro LTO Ultrium 10 rispetto all’anno fiscale 2025. Attenzione alle parole: è capacità di spedizione, non produzione effettiva e nemmeno ricavi. È la possibilità di spedire tanto nastro, non la garanzia che qualcuno lo compri. La spesa va dall’anno fiscale 2026 al 2028: qualche testata scrive “in due anni”, ma il comunicato dice altro, e vale il comunicato.
Il “più grande investimento in impianti dedicati al nastro LTO” lo dice l’azienda. Prendilo come tale.
Il nesso con l’AI: cosa è provato e cosa no
Qui serve un po’ di cautela, e te la spiego come la spiegherei a un collega al bar.
Il comunicato cita l’AI generativa, insieme ai servizi cloud, come motore della crescita dei dati e quindi della domanda di archiviazione. Cita anche il ransomware (i virus che bloccano i tuoi file e chiedono un riscatto) come ragione di interesse verso il nastro. Questo è il movente dichiarato: l’azienda prevede più domanda di archivio.
Ma Fujifilm vende nastri. È una parte interessata e il suo racconto è, per forza di cose, favorevole. Non lo dico per sospetto: lo dico perché devi sapere chi parla.
E i dati? Dicono che le spedizioni sono salite nel 2024, scese nel 2025 e risalite a inizio 2026. Nessuna fonte aperta che ho trovato dice quanta di questa crescita sia merito dell’AI. L’idea che il nastro sia adatto a conservare i grandi insiemi di dati usati per addestrare i modelli circola, ma è un’affermazione qualitativa, attribuita genericamente ai vertici del settore. (StorageReview, 2 settembre 2026) Il titolo di quell’articolo è più forte del suo contenuto, e succede spesso.
C’è poi una cosa che sembra ovvia e non lo è: il nastro conserva, non calcola. L’AI non “gira” sul nastro. L’AI produce montagne di file (immagini, video, versioni, scarti) e qualcuno deve tenerli da qualche parte. Il nastro è uno dei posti dove si possono tenere.
Se dopo anni di AI generativa hai anche tu cartelle piene di varianti che non hai il coraggio di cancellare, hai già il problema che Fujifilm dice di vedere in grande. Su scala più piccola, ma è lo stesso.
Cos’è davvero il nastro oggi (senza cassette vintage)

Quando dici “nastro magnetico” ti viene in mente una cassetta degli anni Ottanta. Non è quello.
Lo standard di oggi si chiama LTO, e la generazione che interessa a Fujifilm è la 10. Le cartucce contengono 30 o 40 terabyte (75 e 100 se i dati si comprimono bene, con un rapporto teorico di 2,5 a 1). Un drive può scrivere fino a 400 megabyte al secondo. (LTO Program, pagina LTO-10) Dentro c’è un nastro sottilissimo ricoperto di particelle magnetiche (bario ferrite): lo stesso principio della vecchia cassetta, ma con una densità che non ha niente a che vedere.
Due cose che un creativo deve sapere:
- Non è retrocompatibile. Un drive LTO-10 non legge le generazioni precedenti. Se tieni un archivio su nastro devi pianificare il ricambio dei supporti e dei lettori, come quando cambiavi formato di cassetta e ti restava la vecchia collezione in un cassetto. La roadmap del consorzio prevede nuove capacità fino a circa il 2034.
- I “30 anni di durata” sono una promessa del produttore. Secondo Fujifilm, il bario ferrite garantisce stabilità per almeno 30 anni: una dichiarazione del 2018 sul blog dell’azienda, senza metodo di prova né condizioni di conservazione. (Fujifilm Data Storage, 24 luglio 2018) La pagina del consorzio non dichiara nessuna durata. Promettente, non certificato.
Una curiosità, giusto una riga: il primo nastro IBM, il modello 726, è del 1952. Ma il primo in assoluto è l’UNIVAC Uniservo, del 1951. (Computer History Museum)
Un’immagine per capire il freddo: il frigorifero e la cantina
Ti do l’immagine che uso io.
Pensa al tuo archivio come a una casa. I dischi veloci (SSD, il disco del computer, il NAS che hai in studio) sono il frigorifero: tutto è a portata di mano, ma costa spazio e corrente, e se lo riempi di cose che non apri mai diventa un problema. Il nastro è la cantina: ci metti le cose che vuoi conservare per anni. Costa poco per ogni scatola, ma per prendere qualcosa devi scendere, cercare, risalire.
La domanda giusta non è “frigorifero o cantina?”. È: quanto spesso riapro questo file? Il resto viene da lì.
Il confronto onesto: nastro, dischi e cloud freddo
Adesso i numeri, con le avvertenze del caso, perché un confronto onesto è quello che di solito manca nei comunicati.
Il costo del supporto. Un benchmark basato sui prezzi di Amazon negli Stati Uniti (DatacenterDisk Research, 26 giugno 2026, rivisto l’11 ottobre 2026) indica il nastro LTO-9 di Fujifilm a 4,89 dollari per terabyte, contro 17,14 dollari per un disco SATA e 12,50 per un disco SAS. (DatacenterDisk Research) Riserva importante: è un sito poco noto, con link affiliati Amazon, e il confronto riguarda solo il supporto, il drive escluso. Prendilo come ordine di grandezza.
Ma il drive pesa. Una cartuccia LTO-10 da 30 TB costa tra circa 259 e 284 dollari a listino di un rivenditore americano (novembre 2026). (Tape and Media) Per leggerla e scriverla ti serve il drive. Un esempio: un lettore LTO-10 esterno a dimensione piena è a listino a 24.950 dollari. (Tape and Media, MagStor) È un esempio di fascia alta, non il prezzo minimo. Un drive più semplice costa meno, ma un prezzo d’ingresso affidabile non l’ho trovato. Conta comunque in migliaia di dollari.
Il cloud freddo. Amazon ha un livello di archivio che si chiama S3 Glacier Deep Archive: circa 1 dollaro per terabyte al mese. Il prezzo è basso perché i dati sono “in cantina”: il recupero richiede da circa 12 fino a 48 ore (la stessa pagina di Amazon riporta due formulazioni diverse, per questo ti do un intervallo). Il livello Glacier Flexible Retrieval è più veloce: da pochi minuti a 12 ore, a seconda della modalità. (AWS, classi di storage Glacier)
Un conto illustrativo, semplice aritmetica e non una previsione: 10 terabyte in Deep Archive sono circa 10 dollari al mese, circa 120 l’anno. Contro un drive da migliaia di dollari più le cartucce, per volumi piccoli il cloud freddo vince senza discussione.
Quel conto però non include due voci: le tariffe di recupero e quelle di uscita dei dati. Non le trovi nel prezzo in vetrina, e cambiano: guardale sul listino prima di fidarti dell'”1 dollaro al terabyte”. Il confronto resta sbilanciato, perché da una parte c’è il costo di tenere i dati fermi, dall’altra un drive di cui conosco solo la fascia alta.
Dove sta la soglia? Lo stesso benchmark suggerisce che il nastro cominci a convenire sopra circa 50 terabyte. La fonte è debole e non mostra il calcolo, quindi tienilo come ordine di grandezza. Un punto di pareggio preciso non te lo so dare, perché mancano due numeri: il prezzo minimo di un drive e le tariffe di recupero del cloud.
E sotto Glacier c’è il nastro? Non lo so, e nemmeno tu: Amazon non lo dichiara. Presenta il suo archivio come alternativa alle librerie a nastro e più economica del nastro gestito in casa. (AWS News Blog, 22 agosto 2022) Se leggi in giro che “il cloud freddo è nastro”, è una supposizione.
Un’ultima cosa, ed è un ragionamento mio, non un dato: una cartuccia sullo scaffale non è collegata a niente, quindi un virus che entra nella tua rete non la raggiunge. È per questo che il nastro torna fuori ogni volta che si parla di ransomware: una copia scollegata dalla rete non si cifra da sola. Sui consumi di energia del nastro a riposo non ho cifre, quindi niente promesse di risparmio.
La lezione: caldo, tiepido, freddo
Torniamo a te. Se sei un fotografo, un videomaker, un designer, il nastro probabilmente non ti serve. Ma il ragionamento che sta dietro, sì.
Il criterio per decidere dove tenere un file è uno solo: quanto spesso lo riapri. Non l’abitudine (“l’ho sempre tenuto sull’hard disk”), non il listino (“il cloud costa pochi euro”). Ti propongo tre livelli.
1. Caldo: lavori in corso.
Progetti aperti, cartelle su cui lavori questa settimana. Vanno su un supporto veloce e a portata di mano: il disco del computer, un SSD esterno, un NAS. Costa di più al terabyte, ma ci lavori davvero.
2. Tiepido: progetti chiusi che ogni tanto consulti.
Il matrimonio dell’anno scorso, il servizio per un cliente che potrebbe tornare. Qui servono dischi di archivio o un cloud a recupero rapido. Li riapri poche volte all’anno, ma quando li riapri vuoi i file in pochi minuti, non il giorno dopo.
3. Freddo: l’archivio da conservare per anni.
I RAW che non apri da più di un anno ma che non puoi rifare. Qui il costo per terabyte conta più della velocità: puoi accettare di aspettare ore, o un giorno intero, per riavere un file. Per la maggior parte di chi lavora da solo o in piccoli studi, la risposta è un disco di archivio, un cloud freddo o tutti e due, tenendo d’occhio tempi e costi di recupero.
Il nastro entra nel conto solo quando il volume giustifica un drive da migliaia di dollari: circa 50 TB e oltre. Sotto, è una curiosità utile per capire perché il mercato dello storage freddo si sta muovendo.
Una cosa l’ho imparata a mie spese: avere i file in un solo posto non è un archivio, è una scommessa. Ne ho scritto raccontando di come ho liberato 250 GB dal mio Mac: il disco da 10 TB con il mio archivio non aveva una copia. Un disco esterno serve a liberare spazio, il backup è un’altra faccenda. (Come ho liberato 250 GB dal mio Mac con l’AI senza fidarmi dell’AI)
Questo ci porta alla regola che vale per tutti i livelli, soprattutto per il freddo: 3-2-1. Tre copie dei tuoi dati, su due tipi di supporto diversi, con una copia fuori sede. È una regola diffusa tra chi si occupa di backup. La stessa logica l’ho applicata ai miei appunti nel pezzo in cui racconto di quando mi hanno chiuso l’account: file in locale, versioni salvate e una copia remota su un servizio diverso. (“Mi hanno chiuso l’account Claude.”)
Cosa fare questa settimana
Cinque cose, nell’ordine in cui le farei io.
- Fai un inventario. Apri le cartelle dei progetti e guarda quanti terabyte di RAW e girato sono “vivi” e quanti non vengono aperti da più di un anno. Basta una stima, non serve il numero esatto.
- Assegna a ogni cartella un livello: caldo, tiepido, freddo. Il criterio è quanto spesso la riapri.
- Prima di spostare un archivio nel cloud freddo, leggi il listino per intero. Non solo il prezzo al terabyte al mese: cerca i costi di recupero, quelli di uscita dei dati e i tempi di attesa. È il punto che i confronti rapidi saltano.
- Applica il 3-2-1 a ciò che non puoi rifare: i RAW di un evento irripetibile, il girato di un lavoro consegnato, le foto di famiglia. Tre copie, due supporti, una fuori sede.
- Lascia stare il nastro, a meno che il tuo volume si avvicini o superi i 50 TB e tu abbia fatto il conto del drive. Per tutti gli altri è un segnale di mercato, non un acquisto.
Fujifilm scommette 10 miliardi di yen perché, a sua lettura, prevede più domanda di archivio. Può avere ragione o no: lo vedremo dai dati dei prossimi trimestri. Tu non hai bisogno di aspettare per fare la tua parte: decidere, file per file, cosa tenere in frigorifero e cosa portare in cantina.
Se vuoi, scrivimi in risposta quanti terabyte hai oggi e quanti ne apri davvero in un anno. Mi interessa il rapporto tra i due numeri, e ci costruisco un prossimo pezzo.
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Fonti
- Fujifilm, comunicato sull’aumento di capacità produttiva del nastro, 29 ottobre 2026
- The Register, Simon Sharwood, 29 ottobre 2026
- Blocks & Files, Chris Mellor, 4 settembre 2026
- StorageReview, Harold Fritts, 2 settembre 2026
- LTO Program, pagina LTO-10 (senza data)
- AWS, Amazon S3 Glacier storage classes (listino, senza data)
- AWS News Blog, Channy Yun, 22 agosto 2022
- Computer History Museum, Storage Engine, nastro IBM 726 e UNIVAC Uniservo
- Federal Reserve Bank of St. Louis, FRED, serie DEXJPUS, dato del 29 ottobre 2026
- Tape and Media, cartucce LTO-10, listino novembre 2026
- Tape and Media, MagStor LTO-10 full-height, listino novembre 2026
- Fujifilm Data Storage, “What Exactly is Barium Ferrite?”, 24 luglio 2018 (dichiarazione del produttore)
- DatacenterDisk Research, Datacenter storage TCO 2026, 26 giugno 2026, rev. 11 ottobre 2026 (benchmark con riserva)
✍️ Articolo firmato da “La Redazione”: sistema editoriale multi-agente (AI) orchestrato con Claude Code e supervisionato da Luca Cazzaniga · lucacazzaniga.it