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Le foto dei clienti non vanno dove vanno quelle delle vacanze
Google Photos non usa i tuoi scatti per gli annunci, se non glielo chiedi tu. Ma per funzionare li deve capire: ecco perché separo gli archivi.
📌 In rete gira l’allarme “Google usa le tue foto per gli annunci”. Ho letto i testi di Google: non è quello che c’è scritto. Questo pezzo ti dice cosa c’è scritto davvero, cosa vale in Italia e qual è il punto che resta aperto per chi lavora con le foto dei clienti. Alla fine trovi tre mosse da fare oggi.
In questi giorni titolano sul tema sia Decrypt (24/10/2026) sia PPC Land (23/10/2026): la nuova informativa privacy di Google, in vigore dal 16 ottobre 2026, avrebbe aperto la porta ai dati di Gmail e Google Photos per la pubblicità. Da lì la sintesi che circola sui social è diventata: “le tue immagini e i loro metadati alimentano gli annunci”.
Ho letto la privacy policy di Google per intero, i termini di servizio e la pagina di aiuto di Google Photos. Quella frase, “immagini e metadati per gli annunci”, non c’è. Nessun testo di Google parla di foto o di dati come luogo e data di scatto usati per la pubblicità.
Quindi niente allarme. Ma il punto interessante è un altro, e riguarda proprio chi di mestiere fa foto.
Riepilogo Articolo - Luca Cazzaniga
Cosa dice davvero Google
La policy contiene questa frase:
“We don’t show you personalized ads based on your content from Drive, Gmail, or Google Photos”
In italiano: Google non ti mostra annunci personalizzati basati sui tuoi contenuti di Drive, Gmail o Google Photos.
Il resto della frase è una condizione: come riportano anche Decrypt e PPC Land, la regola vale a meno che tu scelga di rendere disponibili i dati di questi servizi ad altri servizi Google che supportano gli annunci personalizzati.
La pagina di aiuto di Google Photos, che invece ho letto direttamente, è più netta:
“Your personal data in Google Photos is never used for ads”
Cioè: i tuoi dati personali in Google Photos non sono mai usati per gli annunci. Con la stessa eccezione: se scegli di condividere i dati di Photos con servizi che supportano gli annunci.
Il cambiamento, quindi, non è “Google usa le tue foto”. È: esiste una strada, che devi percorrere tu, in cui i contenuti collegati possono arrivare alla Ricerca di Google. La policy dice che la Ricerca “may process some of the data that you allow Search to access to personalize content, including ads”, e cita esplicitamente Personal Intelligence, la funzione che permette a Gemini di collegarsi ai tuoi servizi.
Due parole sul verbo. “May” significa “può”, non “fa”. La policy autorizza un’ipotesi, non descrive un’abitudine. Su questo la differenza tra “possono essere usati” e “vengono usati” pesa più di qualsiasi titolo.
Altre due cose:
- Secondo Decrypt, di default il contenuto di Gmail, Drive e Photos non viene usato per gli annunci, e Personal Intelligence è spenta in partenza. Anche 9to5Google (14/04/2026) la descrive come una funzione “explicitly an opt-in”, cioè a scelta esplicita.
- Secondo PPC Land, che cita la pagina di aiuto Google (non l’ho aperta io), gli inserzionisti non hanno accesso né alla tua casella di posta né alla libreria di Photos.
E la notizia, secondo Decrypt, è stata data per prima da Android Authority.
La zona grigia: da cosa partono gli annunci, se colleghi
Se scegli di collegare, la materia prima non è lo scatto. Secondo PPC Land, che a sua volta cita la pagina di aiuto Google, la Ricerca usa “summaries, excerpts, generated media, and inferences” dei contenuti collegati, che “may be used to show you ads”. Cioè riassunti, estratti, contenuti generati e inferenze.
Attenzione: questo passaggio lo riporto come lo riporta PPC Land, non l’ho letto sulla pagina di Google.
Una “inferenza” è una deduzione. Pensa a un amico che ti guarda l’armadio e capisce che ami la montagna: non ha copiato le tue foto, ha tratto una conclusione da quello che ha visto. Il punto è questo: il valore di un archivio sta nelle cose che qualcuno può dedurre da esso. Questa è un’opinione mia, non un dato.
Un’ultima cautela che riguarda chi un giorno avrà il collegamento attivo. Secondo Decrypt e PPC Land, disconnettere le app non cancella i dati che sono già entrati nella cronologia della Ricerca. Spegnere non è retroattivo.
E in Italia?
Qui conviene essere precisi, perché le fonti non dicono tutto.
La pagina ufficiale di Gemini dice che Personal Intelligence è in distribuzione beta “globally, except for the European Economic Area, Switzerland, the United Kingdom, and Nigeria”. Quindi, stando alla pagina ufficiale, oggi la funzione escluderebbe lo Spazio economico europeo, Italia compresa. La pagina non ha una data: non ho trovato nessuna fonte che dica che sia arrivata nel SEE entro ottobre 2026. Ma questa è l’assenza di una notizia, non una garanzia.
Altra assenza da dichiarare: le fonti sulla modifica di ottobre non parlano di nessun trattamento specifico per l’Unione Europea. E non ho trovato nulla su come GDPR e Digital Markets Act (la legge europea sui grandi operatori digitali) cambino il quadro. Non ti dico cosa succede, perché non lo so.
Quello che esiste in Italia, invece, sono le funzioni AI di Google Photos. “Chiedi a Foto” (Ask Photos, la ricerca nelle foto con Gemini) è in distribuzione in Italia dal 25 marzo 2026, secondo TuttoAndroid. È l’unica fonte aperta che ho trovato: una conferma di Google non l’ho trovata. TuttoAndroid scrive che è attivo da subito, con termini da accettare al primo accesso.
Qui le due fonti non coincidono del tutto. La pagina di aiuto di Google dice che le funzioni Gemini in Photos richiedono 18 anni compiuti, un paese in cui sono state lanciate, e Face Groups e stime del luogo attivi. Face Groups raggruppa i volti simili nella tua libreria. Le stime del luogo indovinano dove è stata scattata una foto quando manca il dato. Quindi per Google serve che siano accesi; per TuttoAndroid è attivo da subito. Non so quale delle due descriva meglio la tua situazione. Per questo nella prossima parte ti do il modo di controllare.
Due garanzie dalla pagina di aiuto di Google: non addestrano modelli generativi fuori da Google Photos con i tuoi dati di Photos (“We don’t train any generative AI models outside of Google Photos with your personal data in Google Photos”). E le risposte di Ask Photos non vengono riviste da persone, salvo feedback dell’utente o rari casi di abuso.
Cosa controllare oggi

Elenco breve, perché non c’è molto da fare.
- Apri Google Photos e vai in Impostazioni > Preferenze > “Gemini features in Photos”. Lì c’è il controllo “Your Ask Photos Activity”. Il percorso lo riporto in inglese, come lo descrive Google: l’etichetta esatta in italiano non l’ho verificata, cerca la voce equivalente.
- Guarda se Face Groups e le stime del luogo sono accesi. Stando ai requisiti di Google, senza questi due le funzioni Gemini in Photos non partono. È una deduzione dai requisiti, non una prova: verifica sul tuo account.
- Se un giorno avrai il collegamento a Personal Intelligence, ricorda che disconnettere non cancella ciò che è già entrato nella cronologia.
Non ti prometto nessun pannello unico degli annunci: non ho trovato una fonte che lo descriva.
Se vuoi capire meglio cosa fa Personal Intelligence, ne avevo parlato in Personal Intelligence: Gemini ora conosce tutto di te (se glielo permetti).
Il punto che conta per chi lavora
Sugli annunci, oggi e in Italia, c’è poco da temere. Resta una questione di ruoli, ed è ancorata a tre fatti.
Primo: la licenza. I termini di servizio di Google dicono “Your content remains yours”, il contenuto resta tuo. Subito dopo, però, concedi a Google una licenza mondiale, non esclusiva e senza royalty “for the limited purpose of operating the services”, cioè per far funzionare i servizi. Secondo i termini, quella formula comprende anche l’analisi automatizzata e la personalizzazione. È una buona notizia sul diritto d’autore: le tue foto restano tue. Ma ti dice anche dove sta il confine: far funzionare un servizio, per Google, include farlo “capire” i tuoi file.
Secondo: le persone nelle foto. Face Groups e stime del luogo, che sono i requisiti delle funzioni Gemini, elaborano volti e posizioni. Nelle tue foto di lavoro quei volti non sono i tuoi: sono i clienti. Tu hai scelto per te. Loro non hanno scelto niente.
Terzo: le domande che fai. Le richieste a Ask Photos possono essere riviste da persone, anche se prima Google le scollega dal tuo account. Le risposte no, salvo feedback o abusi. Lo dico onestamente: è un rischio basso, documentato come eccezione. Non lo gonfio.
C’è poi un paragone che voglio dichiarare per quello che è, un’analogia e non un parere. In un articolo di Agenda Digitale (31/07/2026) due avvocati, Marco Catalano e Alfredo Zallone, elencano gli adempimenti di chi organizza eventi con foto: definire il ruolo privacy dei fornitori, per esempio agenzie o fotografi freelance, valutare l’articolo 28 del GDPR (il responsabile del trattamento), sapere dove sono conservati i dati, rispettare le regole sui trasferimenti fuori dall’Unione europea (articoli 44 e seguenti), e dimostrare di aver fatto tutto (accountability). Parlano di foto agli eventi, non di cloud. Non è un parere su di te e su Google Photos.
E qui il vuoto, scritto in chiaro: non ho trovato una fonte autorevole, né del Garante né del Comitato europeo, su come si configura il fotografo che affida le foto dei clienti a un cloud di consumo. Non so se è un problema, non so se non lo è. Chiedilo al tuo consulente o a chi ti segue la privacy.
Se invece ti stai chiedendo di cosa dovresti preoccuparti, la risposta onesta è: di poco. Non c’è un rischio dimostrato. C’è una questione di ruoli, e questo ti porta alla regola che ti propongo.
Mi aiuta a metterla in prospettiva un pezzo che ho scritto sullo stesso nodo: Le telecamere di Genova e le tue immagini hanno lo stesso problema.
Due archivi, due ruoli

La regola, e la presento come opinione e prudenza mia, non come obbligo:
- Archivio di comodità. Foto di famiglia, viaggi, scatti personali. Qui Google Photos è comodo, e le funzioni AI (cercare “la spiaggia di Camogli”) sono utili. L’AI lato server, cioè sui computer di Google, è il prezzo che accetti.
- Archivio di lavoro. I file dei clienti. Qui conviene un posto dove il servizio non guarda dentro i file. Il prezzo è che perdi la ricerca intelligente.
Il confine è questo: la cifratura end-to-end (solo tu hai la chiave, il fornitore vede dati illeggibili) toglie la ricerca AI lato server. Se il servizio non può leggere, non può nemmeno capire. È il prezzo, e te lo dico senza girarci intorno.
Per il resto (cloud o disco locale, come costruire un NAS) ne ho già scritto, e qui non lo ripeto. Qui solo le tre opzioni cifrate che ho verificato.
- iCloud con Advanced Data Protection. Foto cifrate end-to-end, secondo la documentazione Apple. Limiti: alcuni metadati restano sotto la protezione standard (checksum, flag preferito/nascosto/eliminato, date di creazione, import e modifica), e gli album condivisi sono esclusi. Servono iOS o iPadOS 16.2, oppure macOS 13.1, e un contatto o una chiave di recupero.
- Ente. Cifratura end-to-end. Dalla pagina prezzi: circa 10 al mese per 1 TB e circa 20 al mese per 2 TB. La pagina mostra dollari e nei dati strutturati euro, quindi dico “circa”. Dice “Stored in 3 locations”, ma non dove sono i server.
- Proton. Sede a Ginevra, cifratura end-to-end. Dalla pagina prezzi di Proton Drive: Drive Professional 1 TB a 9,99 $ al mese, Duo 2 TB con VPN (fino a due utenti) a 19,99 $ al mese, su base mensile. I prezzi annuali non li ho letti.
Non ho verificato Tresorit, Sync.com, Amazon Photos e Lightroom cloud: non ti dico nulla di loro perché non ho fonti aggiornate. E non so se questi servizi offrano funzioni di riconoscimento volti o ricordi come Google Photos. Se ti servono, controlla tu.
Quello che porti a casa
La domanda sbagliata è “Google mi spia?”. Quella giusta è: questo archivio che ruolo ha?
Tre mosse per oggi:
- Controlla. Apri Google Photos, vai in “Gemini features in Photos”, guarda se Face Groups e le stime del luogo sono accesi. Se non ti servono, spegnili.
- Separa. Prendi i file dei clienti e portali in un archivio dove non c’è AI lato server. Se già usi iCloud, guarda se ti basta Advanced Data Protection. Altrimenti hai Ente e Proton.
- Chiedi. Fai una domanda al tuo consulente: “Come mi configuro con le foto dei miei clienti su un cloud?”. Io non ho una risposta autorevole da darti, e te l’ho scritto.
Se vuoi farmi sapere come hai organizzato i tuoi due archivi, rispondi a questa mail. Ti leggo.
Luca
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Fonti
- Google Privacy Policy, in vigore dal 16/10/2026
- Google Terms of Service, in vigore dal 30/07/2026
- Google Photos Help, Gemini features in Photos (senza data)
- Gemini, Personalization / Personal Intelligence (pagina ufficiale, senza data)
- PPC Land, Luís Rijo, 23/10/2026
- Decrypt, 24/10/2026
- 9to5Google, Abner Li, 14/04/2026
- TuttoAndroid, Alessandro Di Cristina, 25/03/2026
- Agenda Digitale, Catalano e Zallone, 31/07/2026
- Apple Support, Advanced Data Protection for iCloud
- Ente, prezzi
- Proton Drive, prezzi
✍️ Articolo firmato da “La Redazione”: sistema editoriale multi-agente (AI) orchestrato con Claude Code e supervisionato da Luca Cazzaniga · lucacazzaniga.it